martedì 27 gennaio 2026
Padre Ambrogio Fumagalli (Cambiago-Milano 1915 - Bolsena 1998), monaco benedettino olivetano, nelle diverse stagioni del suo percorso artistico, ha attraversato gran parte del sec. XX interpretandone con originalità le molteplici e più significative espressioni formali.
Autodidatta, ma dotato di notevole facilità di apprendimento, negli anni trascorsi a Monte Oliveto Maggiore (Siena) di fronte agli affreschi del Signorelli e del Sodoma e ai tanti capolavori che arricchiscono la celebre abbazia, si esercitò ad assimilare e a sperimentare i diversi linguaggi artistici affinando le proprie naturali capacità e nello stesso tempo, completò gli studi teologici per ricevere, nel 1940, l'ordinazione sacerdotale.
In quello stesso anno fu mandato a Firenze e alla scuola del Maestro Venière Pignataro, pittore di notevole sensibilità didattica, si avvicinò alle forme espressive di Pierre Bonnard e, soprattutto, di Ardengo Soffici manifestando senso innato per la impaginazione dei colori ed efficace proprietà nel fissare con immediatezza cose e paesaggi.
Nel 1941, nello studio bolognese di Giorgio Morandi imparò a cogliere l'essenzialità delle immagini e dei volumi per immergerli, con il colore-luce, in uno spazio interiorizzato.
Nel 1947, mentre risiedeva nel monastero di S. Salvatore Monferrato (Alessandria) ebbe occasione di incontrare Carlo Carrà e di perfezionare, con il suo magistero, equilibrio formale, geometria poetica e rigore compositivo.
Nel 1953, recatosi a Londra nel monastero olivetano "Christ The King" studiò Henry Moore e conobbe Francis Bacon e Graham Sutherland dai quali trasse spunti per numerosi e incisivi disegni: vive meditazioni sul senso della dolorosa e agonizzante solitudine umana.
Si avvicinò, poi, al cubismo statico iniziando a comporre i piani alla maniera di Picasso.
Tornato in Italia, per stabilirsi a Roma nel monastero di S. Francesca Romana dove rimase fino al 1987, lentamente abbandonò il linguaggio cubista per rivisitare, con cromatiche partiture morandiane, il lirismo della Scuola Romana e per passare, poi, all'astrattismo.
Dagli inizi degli anni Sessanta, frequentando l'architetto Luigi Moretti progettista, tra l'altro, del complesso residenziale "Watergate" di Washington e pioniere con la rivista Spazio di una rinnovata cultura figurativa, fu sollecitato a dipingere tele cosmologiche e informali con la stesura dei colori su piani bidimensionali.
Tale fase evolutiva si concretizzò nella mostra presso il Centro culturale S. Fedele di Milano (1961) dove Padre Ambrogio offrì le premesse per una pittura simbolico-cristiana, in cui l'arte sacra trovando la prima ispirazione nella Bibbia, nei commenti dei Padri della Chiesa, nella forza provocatoria dell'opera Bibbia e Liturgia del cardinale P. J. Danièlou e nei testi conciliari del Vaticano Secondo, viene intesa come riflessione religiosa e momento liturgico.
La sperimentazione del linguaggio astratto non solo continuò per alcuni anni con dipinti carichi di simbolico lirismo cristiano, e con tematiche intrise di intensa emotività - come Pianure, Città, Rondini sulla città - e trovarono la propria definizione prima con le opere realizzate per commentare il Diario di Gusen di Aldo Carpi sugli orrori dei campi nazisti di sterminio, e poi con i dipinti dedicati all'antica civiltà dei Camuni. Così i tetri segni del dolore si aprivano alla catarsi affidandosi alle pure intuizioni del sentire immaginifico dell'infanzia.
Dal 1987 al 1998, anno della sua morte, visse a Bolsena (Viterbo), antica e piccola città sulle rive dell'omonimo lago che, con i suoi trasparenti colori e con le vaporose atmosfere, gli ispirarono tele dal tocco alquanto sognante e decisamente impressionistico.
Note biografiche
Trittico della pace
Monumento ai caduti
Sala Fumagalli, presso Villa Venino